
Intorno alla relazione di nutrimento ruota sia lo sviluppo fisico che mentale dell’individuo: anche per questo, probabilmente, l’attività di cucina è sempre molto attraente per bambini e ragazzi, anche per quelli ad un livello di funzionamento mentale primitivo.
In cucina si compiono molte e diverse esperienze che vanno dal semplice gesto di premere uno stampino per fare biscotti, alla possibilità di eseguire una ricetta in modo completo. La trasformazione della materia avviene in tempi relativamente rapidi: così le “metafore concrete” del cambiamento e della crescita sono facilmente accessibili ad ognuno.
La cucina è anche un laboratorio di scienza viva: non solo si svolge un’attività pratica che si concretizza in un prodotto finale, ma può anche essere l’occasione per studiare matematica, biologia, chimica, storia, geografia.
La disponibilità di un forno a legna permette poi di fare pizza e pane in grandi gruppi in cui ciascuno può trovare spazio in una parte delle preparazioni (dall’impastare piccole quantità di ingredienti fino al sorvegliare la “magia” della lievitazione).
Conoscere e mangiare, parola e cibo sono fatti della stessa pasta e sono figli della stessa madre, come lasciano intravedere molte metafore del linguaggio della conoscenza alimentare: “divorare un libro”, “digerire un concetto”, “masticare un po’ di latino”, “avere sete di sapere”.
In cucina si può cogliere un’affinità tra l’elaborazione del cibo e l’elaborazione del pensiero. La capacità di conoscere e l’elaborazione di pensieri che non siano semplici ripetizioni, ma pensieri creativi, è un’arte complessa, è necessario mischiare, impastare e cuocere i pensieri tutti insieme, piuttosto che tenerli separati e solitari. E’ questo modo complesso di conoscere ed apprendere che alla Lucciola si cerca di favorire, anche partendo dalla cucina.


















